Creatività Sfrenata, Scrittura

Soldato

Ci provo, ci provo! Ve l’ho detto che ci provo a finirlo questo prompt e a scrivere di tutti gli argomenti di cui avrei dovuto scrivere… Il mese scorso! Magari non scriverò ogni giorno ma voglio assolutamente impegnarmi a portare alla fine questo impegno. Voglio farlo per me, per non perdere la voglia di scrivere, per non perdere le idee… E quindi oggi parliamo… di un soldato!

Soldato

Wallace Mitten era cresciuto nella sabbia e nella polvere di un pianeta ormai abbandonato dai colonizzatori, Esme.
Un pianeta con sette soli, pochissima acqua e distese desertiche di sabbia arancione mossa in continuazione dal vento. Il pianeta disperso, l’avevano chiamato, e perché molti si era addentrati in quelle distese roventi per spirito di avventura, impreparati e senza mezzi, e di questi ben pochi avevano fatto ritorno. Il paesaggio cambiava in continuazione a causa delle tempeste di sabbia metallica e tornare sui propri passi era impossibile.
Wallace era figlio di militari, gli ultimi lasciati a presidiare Esme.
Suo padre era nato e cresciuto in quelle sabbie, un uomo rude ma sorridente, che aveva preso in mano le armi fin dalla tenera età per difendere l’avamposto da quella popolazione autoctona che voleva riprendersi la sua patria.
Piccoli, muscolosi dalla coriacea pelle color rosso scuro, le gambe tozze e forte che ingannavano celandone l’estrema agilità. Potevano stare ore sotto il sole rovente senza correre alcun rischio grazie alla pelle che evitava la dispersione di liquidi e si presentava alla vista come una roccia sul punto di sbriciolarsi.
Gli occhi piccoli che non subivano i riflessi di quei sette soli luminosi potevano vedere a chilometri di distanza.
Dopo anni e anni di scontri, alla fine, l’uomo si era arreso.
Esme era un paese inospitale, comodo solo come porto per la partenza e l’arrivo delle navi spaziale dirette verso il ben più ospitale sistema di Union. Un paese che avevano cercato di tenere ma che alla fine avevano abbandonato.
Wallace aveva 29 anni quando aveva combattuto l’ultima battaglia per il suo pianeta, la battaglia delle sette torri, l’avevano chiamata, perché si era svolta in un enorme pianura circondata da sette grandi formazioni rocciose che avevano assistito alla definitiva sconfitta degli esseri umani.
Wallace era il braccio armato della spedizione della Olympus, lui e altri tre membri scelti dal sistema di sicurezza privato della Aurora Corporation, gente cresciuta in mezzo ai palazzi, che forse non aveva mai sparato un colpo in vita sua.
Mitten, invece, era uno che si era fatto sul campo, nella sabbia e nel sudore, uno degli ultimi veri soldati.
In quel momento William stava guardando i suoi sogni, l’immaginazione di quell’uomo così pratico e a volte ottuso lo affascinava, era in grado di creare sogni e mondi meravigliosi, che si ci si sarebbe aspettati più da tutt’altro tipo di persona, da un filosofo e linguista come Adam Melice, per esempio.
Wallace si stava ora immaginando una distesa di neve, bianca, fresca, e stava sognando di camminarci sopra.
La cosa curiosa era che William sapeva che Mitten non aveva mai visto la neve. Nato e cresciuto nel deserto si era poi trasferito in un’altra estate, quella di Oregon-21 prima di partire per quella spedizione.
Ma l’aveva vista, nella realtà aumentata, nella foto ed ora sognava di toccarla per la prima volta.
Secondo William la probabilità che nella loro destinazione ci fosse la neve era abbastanza alta, l’analisi dei dati rivelava la presenza di alcune montagne abbastanza alte da scendere ad una temperatura tale da far ghiacciare l’acqua.
Sarebbe stato interessante studiare la reazione di Wallace se avesse visto la neve per la prima volta.
Sarebbe stato interessante studiare anche la sua stessa reazione.
Neanche William aveva mai toccato la neve.

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