Creatività Sfrenata, Scrittura

L’estate dell’amore

Non ce l’ho fatta, alla fine non sono riuscita a tenere fede all’impegno preso e scrivere e pubblicare ogni giorno. Mi sono goduta le vacanze durante le quali, il più delle volte, non ho avuto con me il PC. Ma anche se ieri ufficialmente agosto è finito voglio provare a portare a termine quello che ho iniziato e pubblicare, quando riuscirò, qualcosa seguendo la traccia di creatività sfrenata!
E quindi ecco un altro piccolo episodio: l’estate dell’amore.

L’estate dell’amore

Maelle Monroe era una biologa, uno dei due che si era unita alla spedizione e che avrebbe dovuto valutare le condizioni del mondo in ci si sarebbero trovati una volta giunti a destinazione.
In quel momento la dottoressa dai capelli folti e biondi stava però pensando a tutt’altro, non c’era la natura nei suoi sogni, ma una casa in cima a una delle scogliere nere di Oregon-21, il pianeta che si erano lasciati alle spalle ormai molto tempo prima.
Maelle, nella sua visione, se ne stava seduta su una sedia di legno chiaro, con degli sgargianti cuscini rossi, aveva una tazza in mano e guardava la distesa viola del mare che si distendeva a perdita d’occhio.
Era originaria di quel pianeta. Nata in una delle prime colonie che i terrestri erano riusciti a costruire in quell’ambiente con i colori così diversi dalla Terra ma in realtà così simile per molti altri aspetti.
Maelle non aveva mai conosciuto il mare blu del mondo da cui provenivano i suoi antenati, non aveva mai visto alcun bosco rigoglioso, né le spiagge bianche di alcune delle località più remote della terra.
Lei conosceva solo il nero delle scogliere, il viola del mare, gli arbusti dalle foglie blu, a volte così scure da sembrare di pietra, gli steli di quelli che sembravano essere degli alberi e che salivano per decine di metri verso il cielo culminando con dei grossi aculei marroni e quei succosi frutti gialli che l’uomo aveva provato a coltivare senza successo, dovendo limitarsi a raccogliere quello che la natura spontaneamente gli offriva.
Oregon-21 era tutto quello che Maelle stava sognando in quel momento. Era partita per questa missione con il proprio compagno, ingegnere aerospaziale che aveva visto nascere e crescere la Olympus e l’aveva voluta seguire in quel lungo cammino.
Ed allo stesso modo lei aveva seguito lui.
Nei suoi studi della coppia, però, William aveva capito fin da subito che la dottoressa Monroe avrebbe voluto rimanere a casa, nella sua casa sulla scogliera nera a guardare il mare.
Per questo quando aveva analizzato il suo profilo aveva sollevato ai suoi superiori numerosi dubbi. Ma il suo compagno, Christopher Charles, non sarebbe partito senza di lei, dicevano gli umani e questo li aveva convinti a prendere anche lei.
William sapeva che invece sarebbe partito lo stesso, sacrificando il legame con lei per la voglia di spazio ignoto, ma non era suo compito informare della cosa Maelle e non l’avrebbe mai fatto.
Il sintetico riportò lo sguardo sullo schermo, era un sogno noioso, che estrinsecava un noioso bisogno di certezza, una noiosa nostalgia per quel pianeta che chiamava casa.
Stava sognando della calda estate di Oregon-21, e William aveva riconosciuto in quel sogno uno dei ricordi che aveva potuto vedere durante l’addestramento.
Quando Maelle e Christopher si erano incontrati, conosciuti, innamorati, sotto quel caldo cielo verdastro, l’estate dell’amore, la chiamava lei.
Senza ricordarsi che quella di Oregon-21 era una calda estate perenne.
Maelle aveva appena ventiquattro anni, Christopher ventotto, entrambi impiegati presso l’Aurora Corporation, entrambi con grandi sogni.
Quelli di lei erano di scoprire il suo stesso pianeta, quelli di lui di scoprire pianeti lontani e Maelle l’aveva sempre saputo.
Si erano incontrati per la prima volta una mattina di quello che per i terrestri sarebbe stato febbraio, un rovente nono mese dell’anno di Oregon-21, che di mesi ne aveva diciotto.
William non trovava nulla di interessante in quel sogno che ricalcava un ricordo altrettanto noioso e privo di attrattiva.
Non c’era nulla di nuovo, nulla da scoprire in quelle immagini.
Con un gesto veloce della mano relegò i sogni della dottoressa in uno degli schermi secondari facendo apparire qualcosa che sembrava più interessante: Wallace Mitten e le sue contorte e incredibili elucubrazioni.

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