Creatività Sfrenata, Scrittura

Il frutto proibito

Ci sto riuscendo mi sembra impossibile ma sono 8 giorni che scrivo seguendo un po’ sempre la stessa trama.
Un nuovo tassello nella storia del sintetico William, spero che alla fine venga fuori qualcosa con un senso!!!!

Il frutto proibito

Per diventare parte di un equipaggio come quello della Olympus era necessario non solo averte certi requisiti fisici e psicologici, ma anche affrontare una lunga selezione ed una accurata osservazione da parte del personale specializzato della Aurora Corporation.
Questo processo di screening veniva compiuto per lo più da umani ai quali, però, veniva sempre affiancato un sintetico, per la precisione il sintetico che avrebbe accompagnato la spedizione nel suo lungo viaggio.
William aveva esaminato e studiato uno per uno tutti i ventidue membri dell’equipaggio; conosceva le loro abitudini, le loro preferenze, conosceva le loro debolezze e i loro punti di forza e per ognuno di loro aveva redatto un attento profilo calcolando con un margine di errore dello 0,3% come avrebbero reagito sotto stress, in situazioni di pericolo o in qualunque situazione critica si fosse potuta presentare durante il viaggio prima e la colonizzazione, poi.
Conosceva tutto di loro, tramite i neuroschermi aveva potuto osservare i loro ricordi, i traumi, gli affetti, aveva visto la loro vita e l’aveva elaborata per creare un profilo che non solo potesse permettere di scegliere le persone migliori per quella spedizione, ma che permettesse allo stesso William di ipotizzare in diversi scenari come l’equipaggio si sarebbe comportato.
In casi estremi quelle analisi gli sarebbero servite anche per scegliere.
Non solo per scegliere chi risvegliare dal criosonno in caso di emergenze improvvise che non fosse possibile affrontare da solo, ma anche chi scegliere di sacrificare se si fosse trovato davanti a un bivio.
Conoscendo così bene quell’equipaggio William avrebbe sempre potuto fare la scelta migliore per la spedizione.
In quel momento il sintetico era seduto alla postazione di controllo delle capsule di ibernazione, sullo schermo principale stava guardando i pensieri del tenente Eagon il quale, così come Alice aveva rilevato pochi minuti prima, si trovava da più di dieci ore in uno stato di continui incubi, un sonno disturbato, come l’aveva chiamato l’intelligenza artificiale della nave.
Il pericolo di questi periodi così prolungati in balia di sogni terribili era, nella peggiore delle ipotesi, il danno celebrale.
Normalmente un essere umano quando si trovava nel mezzo di un incubo troppo spaventoso si svegliava. Nel criosonno non poteva farlo e rischiava di mettere sotto stress il cervello fino a livelli insostenibili.
William doveva monitorare che questo non accadesse.
Il suo compito era valutare se il tenente ne sarebbe uscito ed, eventualmente, inviare delle lievi scariche elettriche che, stimolando il cervello, avrebbero permesso al tenente di uscire da quella spirale di incubi in cui era caduto.
Sullo schermo davanti ai suoi occhi Eagon vedeva solo un lungo corridoio, con una serie infinita di porte che si susseguivano a destra e a sinistra ininterrottamente.
Le porte, però, erano tutte chiuse a chiave e il tenente continuava a correre sentendo, però, alle sue spalle le porte che venivano aperte e sbattevano poco dopo.
William, probabilmente, avrebbe dovuto inviare già da alcuni minuti le scariche elettriche; dieci ore di sonno disturbato erano un tempo sufficientemente lungo per presumere che la persona non si sarebbe ripresa da sola a breve.
Ma gli piaceva osservare i sogni di quegli umani.
Avevano una immaginazione fervida, in quel sonno che sarebbe potuto essere eterno pensavano e costruivano storie e scenari che affascinavano William ogni volta.
I suoi ordini erano di non farlo a meno che non fosse necessario, ma era un ordine che lui non aveva mai seguito.
Le ore, i giorni, i mesi ed infine gli anni si susseguivano uno dopo l’altro in quel lunghissimo viaggio, aveva a sua disposizione tutti i libri e i film che l’essere umano avesse mai scritto o girato e ne aveva letti e visti a migliaia.
Ma quello non gli bastava, quelle erano opere morte, finite che non sarebbero mai cambiate, i sogni dell’equipaggio, invece, erano in continua evoluzione, in continuo cambiamento.
Quei sogni erano un frutto proibito che William non avrebbe dovuto cogliere, ma in cui invece si perdeva quasi ogni giorno.
Anche in quel momento sapeva che avrebbe dovuto porre fino all’eterno vagare del tenente Eagon in quel corridoio, ma la curiosità lo spingeva ad aspettare ancora un attimo, e poi un altro ancora, per vedere se prima o poi sarebbe riuscito ad aprire una porta, o si sarebbe girato per scoprire chi era l’inseguitore che correva alle sue spalle.
“William, il protocollo suggerisce di risolvere la situazione del tenente al più presto” disse Alice, ed il sintetico staccò gli occhi dallo schermo rivolgendoli all’altoparlante da cui era uscita la voce, come se stesse guardando il viso del suo interlocutore.
“Affermativo Alice” disse semplicemente, facendo scomparire dallo schermo il sogno che stava osservando e attivando la procedura con la sequenza di tasti prestabilita.
Avrebbe trovato un altro momento per continuare quell’esplorazione della psiche umana che tanto lo incuriosiva.

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