Creatività Sfrenata, Scrittura

Bambole

Il tema di oggi, bambole, poco si addice al tipo di storia che sto cercando di raccontare. Ma non volevo né saltare la scrittura di oggi, né cambiare storia, direzione, genere, e quindi ho cercato di adattare la parola bambole a questo piccolo mondo che ho creato, distante miliono di anni luce dalla Terra.

Bambole

Il sensore luminoso della stanza di decompressione lampeggiava a intermittenza mentre il rumore dell’aria che veniva pompata al suo interno per riequilibrare l’atmosfera si faceva sempre meno intenso.
Dopo qualche istante scattò la luce verde e Alice, l’intelligenza artificiale che governava la Olympus, aprì il portellone davanti a William che avanzò a passi lenti e con movimenti goffi a causa della pesante tuta spaziale.
Avrebbe potuto benissimo uscire nello spazio anche senza, ma gli sarebbe sembrato strano.
Era dovuto uscire per riparare una delle ventole del sistema di areazione che era stato colpito da un piccolissimo asteroide, causando una perdita che Alice aveva definito trascurabile.
Ma William aveva tempo, aveva altri tre anni duecentotrentasei giorni, undici ore e trentasette minuti, per l’esattezza.
Quindi dopo aver compiuto i controlli di routine aveva indossato una delle pesanti tute spaziali bianche e verdi ed era uscito.
Ce n’erano ventitre, tutte appese una accanto all’altra come delle enormi bambole inanimate, una per ciascun membro dell’equipaggio, e una per lui.
La sua passeggiata nello spazio era stata tranquilla, aveva intravisto un piccolo sistema ruotare intorno a una stella grande più o meno come la luna terrestre, ed i pianeti che le gravitavano attorno sembravano delle biglie impazzite che si muovevano ad una velocità smodata di trecentosessanta metri al secondo, cento volte più del più piccolo dei pianeti del sistema solare, Mercurio.
Si era perso per qualche istante a calcolare quanto gli ci sarebbe voluto per deviare leggermente la rotta dell’Olympus, ma poi era tornato sui suoi passi ed aveva riparato la perdita.
“Alice, esegui un controllo completo della nave” disse a quella presenza incorporea anche se già sapeva che il suo intervento era andato a buon fine.
“Controllo avviato, la falla è stata chiusa William, la nave non presenta più alcuna perdita” rispose l’ormai familiare voce femminile.
William si sedette per togliersi la tuta guardando una ad una tutte le altre appese, nella stessa posizione, inanimate, immobili, bambole vuote che aspettavano che qualcuno arrivasse a dar loro vita.
Ci voleva ancora molto tempo prima che questo accadesse.
“William la tua presenza è richiesta nella stanza criogenica dell’equipaggio” risuonò ancora una volta la voce dagli altoparlanti sparsi per tutta la Olympus.
“Cosa c’è?” chiede lui finendo di riporre ordinatamente la sua tuta accanto alle altre.
“La capsula del tenente Eagon richiede la tua assistenza, il tenente Egon sta attraversando uno stato di sonno disturbato” rispose Alice pochi millisecondi dopo aver analizzato il problema per il quale aveva richiesto l’intervento del sintetico.
William aprì il portellone stagno della stanza in cui si trovava ordinando ad Alice di spegnere la luce, lasciandosi alle sue spalle quelle enormi bambole bianche che riposavano appese in attesa di incontrare lo spazio.

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